Buonanotte, dott. Ugo

   
storie di ordinarie vicende
e di uomini che non dicono niente.
 

Chapter 15 - La bicicletta

in velocità

 foto per gentile concessione di pupanna
tutte le foto di pupanna sono visibili nel suo spazio su flickr

Il sole è alto ormai da ore, arroventa la stradina di sassi che corre diritta in mezzo al campo di grano quasi pronto per essere mietuto.
A quest'ora del giorno i rumori di questo mondo lontano, sperduto nel tempo e nella memoria, sono ormai quasi completamente affievoliti; i grilli hanno gracidato per tutta la notte e per buona parte della mattina, insieme al coro di ranocchie che occasionalmente traversano ancora la stradina per raggiungere l'argine del fiume più avanti; le rondini hanno lautamente cacciato ogni genere di insetto fino a che la calura glielo ha consentito, e ora riposano nei loro nidi di sterpi e fango al riparo dal sole cocente; ogni altro animale pare rispettare una consegna del silenzio dovuta più alla fatica di emettere ogni tipo di suono piuttosto che ad un qualche rituale segreto e fertile.
La campana in lontananza si appresta a battere le ore undici, entro le quali nei giorni feriali ogni persona fa ritorno alla propria casa a pranzare e a riposare, almeno fino pomeriggio inoltrato. Ma oggi è festa, la messa è stata assolta il mattino presto, come di consueto in questa stagione, e la campana ora si limita allo scorrere naturale del tempo più che invitare qualcuno ad una messa che non ci sarà, almeno fino a sera. Sembra questa, la campana, l'unico segno di attività umana, per così dire.
Ma dietro la porta del granaio c'è una attesa febbrile e spasmodica che pare impossibile possa appartenere a questo mondo di pace. Un bambino eccitatissimo, sorridente e spaventato, preoccupato ma felice, ha ricevuto il regalo più desiderato: la sua prima bicicletta. Papà gliel'ha comprata in inverno da un robivecchi e per tutta la primavera, sotto il suo sguardo, l'ha sistemata un po' alla volta: vernice, olio, i raggi delle ruote, gli pneumatici, il sellino imbottito, tutto rimesso a lucido per il grande evento.
Oggi si impara la bicicletta.
Si può descrivere l'attesa, la gioia, l'ansia, il timore, il desiderio? Si possono descrivere tutte queste cose quando, tutte insieme, prorompono sul volto di un bambino? Si può descrivere la speranza, il futuro, la vita, l'amore? Si possono descrivere tutte queste cose quando, tutte insieme, irrompono nella storia personale di un adolescente?
L'uomo invece sa cosa lo aspetta; almeno fino a un certo punto. Sa che cosa deve fare, quali indicazioni dare, quali parole usare. Ma il resto?
E' ora di montare in sella. L'uomo tiene la bicicletta per un braccio del manubrio, mentre l'altra mano sorregge il fondo del sellino; il bimbo è così libero di salire e mettere le mani sul manubrio ed entrambi i piedi sui pedali senza correre il rischio di perdere l'equilibrio. Bene, benissimo. Il bimbo sorride, poi ride di più. L'uomo comincia a camminare piano piano, sempre tenendo entrambe le mani sulla bicicletta. L'agitazione e la gioia del bambino crescono insieme alla piccola differenza di velocità; e anche l'uomo comincia a corricchiare un po'.
Bene, benissimo, ora è il momento. Prova tu. L'uomo molla le mani e il bambino prosegue. Non fa più di due metri che comincia a barcollare e, incapace di correggere l'equilibrio, crolla a terra incrociandosi con la disarticolata bicicletta. Prima di guardarsi mani o piedi il bambino alza lo sguardo tremante, certo che il papà lo rimprovererà per non essere stato capace di continuare da solo. Ma quello che vede lo lascia incredulo. Il papà gli si fa incontro sorridente e premuroso; gli controlla le braccia e le mani, si leva un fazzoletta dal taschino e gli pulisce il sangue che sgorga da un ginocchio sbucciato e, teneramente ma con decisione - riproviamo? -
La seconda volta va meglio. Ora il bimbo ha fatto cinque metri prima di fermarsi, ma con entrambi i piedi a terra e la bicicletta fra le gambe. L'uomo lo guarda con un sorriso di ammirazione e approvazione. E la terza volta è quella buona. Il bimbo ora pedala, una, due, dieci, cento volte, dritto lungo la stradina. Il padre lo rincorre un po', incredulo e preoccupato, poi rinuncia stanco, accaldato e soddisfatto, aspettando di vedere dove si fermi per andarlo a prendere e "girarlo" verso la direzione opposta. Di questo passo ci metterà un niente a imparare a curvare. E poi....
Io sono il narratore, sono il padre e sono il bimbo. Sono l'uomo a cui sono state affidate creature da mettere su una bicicletta, rivolta nella direzione di una luce risplendente da qualche parte lungo una stradina bianca. Impareranno a curvare, e allora niente potrà più rassicurarmi che continuino nella giusta direzione, nè che la ritrovino dopo averla deviata. Ma io sono anche il bimbo, che un padre premuroso ha messo su una bicicletta, un giorno di sole di tanto tempo fa, un giorno meraviglioso, indimenticabile. Della fiducia di quel padre che mi aspettava, dietro, ho dovuto dubitare, mio malgrado, anche se nulla era più splendente e grande dei suoi occhi. Io stesso, in sella a quella bici, ho tradito tante volte la fiducia dell'uomo che mi ci aveva messo. Ma della certezza di quella luce, da qualche parte lungo la stradina bianca, di quella non ho mai potuto dubitare, nemmeno quando avrei voluto. E questa luce ha dato un senso all'amore incostante di un padre, al desiderio felice di un bimbo, a ogni curva, ad ogni svolta, ad ogni strada, ad ogni ritorno.

dedicato a s.p.

[end chapter 15] 

giorgetto2read venerdì, 18 gennaio 2008 | Permalink |





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