Carissima amica,
questa sera mi è successa una cosa strana e meravigliosa; meravigliosamente strana, nella sua normalità. Passeggiavo per questa amena valle, nell'ora in cui il sole è già calato da un po' oltre le alte montagne che si snodano maestose tutto attorno ad essa, lasciandola in una penombra di luce tenue seppure tersa. A quest'ora si scorgono su in alto, nitidissimi, gli alpeggi e le malghe, i prati fra i boschi, i masi sempre abitati; sono ancora inondati dal sole che gli dedica la parte migliore del giorno e della sua luce, quel tono acceso e caldo di rosso e ocra, di oro e sabbia che arriva a colorare larici e abeti, pini e pecci, e le roccie di granito e basalto, arenaria e dolomia. Lo spettacolo lo conosci anche tu, cara amica, te l'ho descritto tante volte e tu pure a me, quando ti è capitato di assistere ad una delle sue tante rappresentazioni. Sai che non posso fare a meno di restare a guardarlo come fossi un bambino, passeggiando e ringraziandone Dio, ma non è questo che mi ha colpito oggi, o meglio non è questa la novità.
La luce del tramonto un po' inganna, perchè si lascia guardare senza ferire gli occhi come fa quella del mezzogiorno; ma li colpisce, eccome, e quando li distogli da essa fatichi a vedere chiaro ciò che ti sta attorno; e se attorno hai una valle immersa nella penombra che, seppure rumorosamente, prepara lentamente il quotidiano riposo, hai come l'impressione che la notte sia scesa di colpo lasciandoti lì da solo, sul ciglio di un sentiero, ai bordi del fiume, al centro dell'universo.
Camminavo così, lentamente, distratto da pensieri sereni, cercando di riabituare la mia vista alla mutata scena, quando ho scorto un bagliore crescente, una sensazione diversa, persino difficile da descrivere nella sua semplicità, come di una fonte di luce lontana, fari di auto, lampioni potenti o chissà cos'altro che stesse progressivamente aumentando di intensità rischiarandomi il cammino. Mi sono detto "è impossibile, sono parecchio distante da case e strade, non può essere nulla di quello che sembra". Ma il bagliore cresceva continuamente, cominciando lentamente a farmi distinguere in modo sempre più netto il facile sentiero davanti a me, fino a quel momento solo intuito. Non riuscivo a capire, e ho continuato per qualche minuto a camminare pensando a quale inatteso evento mi si stesse svelando, poi mi sono voltato ed ho arrestato il passo, fermandomi a guardare la scena.
Le alte e maestose montagne che chiudono la valle a nord est, ancora bianche di neve, stavano riflettendo la luce del tramonto lungo tutta la valle ora che, nel suo girare, il sole aveva cambiato di angolazione: una luce tenue, riverbero di cristalli lontani chilometri, ma sufficiente a destare la valle di una vivida impressione, contorni nitidi dove pochi attimi prima erano offuscati, colori vivaci dove prima si stavano smorzando nella notte incombente.
E' durato poco, forse qualche minuto, un'eternità nei miei pensieri.
Ho pensato a te, cara amica.
Ho pensato alle tue veglie insonni passate a placare affettuosa e stanca il pianto dei figli; ho pensato al tuo sorriso radioso, ai tuoi occhi dentro ai quali ho visto brillare la scintilla di una nuova vita, alla promessa di eternità che si perpetua nei nostri figli; ho pensato alla tua vita, a quanto bella mi sembri ora, in questa luce al tramonto, in questa sera in ascolto, in attesa di tutto quello che ancora hai da dirmi, e confidando che non finisca mai.
E riascolto la tua voce soave, mentre raggiunge le vette più alte, lassù oltre la luce del tramonto, oltre i prati e i boschi, oltre le rocce e le nevi. La ascolto commosso mentre confonde la sua melodia con un'altra voce, simile ma diversa, tua ma non tua, creando un'armonia di pace come se il mondo, sul foglio bianco di un bambino, si riempisse piano piano di alberi, montagne, prati, fiumi, cielo, stelle, case ed infine persone.
Così non mi sorprendo nemmeno di scorgere i tuoi capelli al vento, appoggiata ad un albero improbabile per queste latitudini, stagliato contro il cielo azzurro. Il tuo sguardo profondo e tormentato è rivolto lontano, verso luoghi che non conosco, che solo tu puoi vedere, ma che riempiono di attesa anche il mio sguardo.
Chissà se ti rendi conto, amica cara, di quanto sei riuscita a leggere dentro al mio cuore, coi tuoi occhi profondi, così simili ai miei? Chissà come potrò ricompensare il bene che mi fai? Chissà com'era la mia vita prima di incontrarti?
E ripenso alle nostre serate interminabili, alle corse su treni deserti verso una città assonnata, meravigliosa nella sua quiete notturna, e alle ore passate su gloriose scalinate a parlare di amici, del mondo, della vita, di Dio; oggi la stessa prodiga città mi offre ancora il suo splendore, lo stupore di te, amica nuova eppure da sempre conosciuta, per la quale ogni parola sembra portare con leggerezza e gioia il ponderoso fardello di confidenze profondissime.
Domani ritornerò di nuovo nella mia città, e non potrò fare a meno di pensare a quegli angoli di essa di cui mai mi ero accorto, che ritenevo inutili e vuoti, e che il tuo sguardo ha invece riempito di luce e mistero.
Adesso che ci penso, cara amica, sento che devo chiederti scusa. Ti ho chiamata moglie, madre, figlia, sorella, sposa, amica di ieri e di oggi, ma non sono riuscito ancora a pronunciare il tuo nome: lo farò ora, salutandoti, adorata Bellezza.
Non chiedo altro alla vita che di poterti per sempre conoscere e riscoprire come il segno che sei, indelebile, della presenza di Cristo accanto a me. Se non ci potessi riconoscere ed amare Cristo, nessuna amicizia avrebbe senso.

